COVID-19 tra informazione e disinformazione: l’infodemia come problema di salute pubblica

Nei periodi di emergenza come quello attuale, bufale e disinformazione sono presenti in modo massiccio e riconoscerle non sempre è facile. Ci sembra perciò utile fornire un approfondimento su come poter orientare i propri pazienti.

Le fake news
Il fenomeno delle fake news, o bufale, si è acuito in seguito allo sviluppo del web, che ne ha accentuato la diffusione in termini di velocità e pervasività. La condivisione, istintiva o involontaria, di informazioni false ne amplifica infatti la circolazione attraverso canali popolari e caratterizzati da un elevato grado di utilizzo: basti pensare all'impatto dei commenti, dei like, e dei condividi sulla diffusione di informazioni attraverso le più diffuse piattaforme di social network. La condivisione da parte delle persone si potenzia a causa della presenza dei cosiddetti bot, ossia robot in grado di rilanciare più e più volte la fake news diffondendola in maniera mirata, tramite pagine web o messaggi in chat. Un elemento che favorisce la cosiddetta viralizzazione della fake news riguarda la tipologia e la natura dell'informazione, che deve essere in grado di suscitare interesse nelle persone per l'attualità dell'argomento, la novità, il carattere sensazionalistico, le aspettative o i pregiudizi diffusi sull'argomento stesso.

L'infodemia
La circolazione delle fake news tende ad intensificarsi nei periodi dominati da grande incertezza. A fronte dell'emergenza sanitaria causata dal COVID-19, ad esempio, la diffusione di disinformazione è aumentata in misura esponenziale tanto che l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha parlato di infodemia per definire la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, spesso non accuratamente vagliate, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili. Alla base di questo fenomeno vi è l'attesa di notizie rassicuranti che aumenta il numero di persone disposte a ritenere veritiere notizie che in apparenza tranquillizzano e che appaiono verosimili anche per l'ampia propagazione nei canali di diffusione.

Uno studio pubblicato su Science (1) ha analizzato le differenze nella diffusione di notizie vere e false su Twitter tra il 2006 ed il 2017: circa 126.000 notizie, twittate da quasi 3 milioni di utenti per più di 4,5 milioni di volte. L’analisi ha dimostrato come le fake news si diffondano più velocemente ed in modo più capillare e profondo rispetto alle notizie vere. Le rumor cascades, ovvero le catene di retweet generate da un’informazione, hanno raggiunto più di 1.000 persone. Gli autori hanno concluso che il falso si diffonde più a lungo, più velocemente, più profondamente e in maniera più ampia della verità in tutte le categorie di informazioni.

Un problema di salute pubblica
Esiste una correlazione tra la diffusione di disinformazione e la tendenza da parte del pubblico a non credere alle fonti ufficiali ed agli studi scientifici, che può indurre a perseguire un pericoloso fai da te in ambito medico accompagnato da una malcelata passione per complottismi e macchinazioni.

Se la disinformazione rappresenta una vera e propria minaccia per la salute in generale, nel caso della pandemia lo è ancora di più: le persone disinformate possono, infatti, non praticare il distanziamento fisico e non rispettare altre misure profilattiche o ricorrere all’assunzione di sostanze tossiche perché consigliate male. Il Segretario generale dell'ONU ha descritto l’infodemia relativa al COVID-19 come un nemico globale (2) da combattere. In effetti, a livello mondiale, si è assistito, e si assiste tutt’ora a una circolazione incessante di rumors, stigma e teorie del complotto legati al Coronavirus (3). All'epidemia di COVID-19 si aggiunge quindi un'epidemia globale di disinformazione che, diffondendosi rapidamente attraverso le piattaforme media digitali, pone un serio problema di salute pubblica (4).

Gli anticorpi contro le fake news
Correggere la disinformazione non è così semplice, in quanto questa continua ad influenzare le persone anche dopo che è stata ritrattata da parte di chi l’ha messa in circolazione. Qualche risultato utile si ottiene se le persone vengono avvisate che devono controllare quello che viene loro raccontato, confrontandolo con i fatti. Le persone che prendono tempo di prima di decidere, di esprimere giudizi sull'accuratezza di un’informazione o di condividerla sui social, sono più protette da false credenze.

Una strategia efficace nella lotta alla disinformazione sarebbe quindi potenziare la capacità mentale di tenere a bada le risposte intuitive attraverso un controllo sulle reazioni che emergono impulsivamente e l’applicazione di un pensiero analitico e riflessivo: un recente studio (5) di psicologia cognitiva segnala che le persone che ottengono risultati migliori nel Cognitive Reflection Test (CRT), o in test analoghi, sono anche quelle più protette da fake news e pseudoscienza.

Solo la corretta informazione è in grado di rappresentare l’unico vaccino efficace contro l’infodemia permettendo di sviluppare gli anticorpi contro le fake news. Per evitare di imbattersi in notizie false e pericolose per la salute si raccomanda quindi di fare sempre riferimento a fonti istituzionali ufficiali e certificate.

Scopri alcune risorse utili per aiutare i tuoi pazienti a distinguere tra fake news e notizie accreditate

1. Vosoughi S, Roy D, Aral S. The spread of true and false news online. Science. 2018;359 (6380);1146-1151.
2. Lederer EM, 2020. U.N. Chief Antonio Guterres: Misinformation about COVID-19 Is the New Enemy. TIME. New York, NY: TIME.
3. Li HOY, Bailey A, Huynh D, Chan J, 2020. YouTube as a source of information on COVID-19: a pandemic of misinformation? BMJ Glob Health 5: e002604.
4. Zarocostas J. How to fight an infodemic. Lancet. 2020;395(10225):676
5. Pennycook G, Randa DG. Lazy, not biased: Susceptibility to partisan fake news is better explained by lack of reasoning than by motivated reasoning. Cognition. 2019; 188 (7); 39-50.

Ultimo aggiornamento: 11 Settembre 2020

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