Un nuovo gold standard per l’approccio psicoterapeutico al...

Il dolore cronico rappresenta una condizione comune e...

Un nuovo gold standard per l’approccio psicoterapeutico al dolore cronico?

Il dolore cronico rappresenta una condizione comune e invalidante nella popolazione anziana e gli interventi psicoterapeutici, affiancati a farmaci e riabilitazione motoria, sono indicati per il suo trattamento. L’approccio cognitivo-comportamentale, che attualmente rappresenta il gold standard, produce risultati solo modesti suggerendo la necessità di interventi più efficaci

Sebbene gli attuali interventi di tipo comportamentale si concentrino sul "calmare" il corpo e la mente, insegnando ai pazienti a tollerare il dolore attraverso l’utilizzo di immagini guidate, rilassamento muscolare ed altri esercizi, un approccio diverso consiste nell'aiutare le persone a identificare ed esprimere emozioni difficili, rilasciarle ed acquisire nuove abilità per aiutare a gestire le relazioni interpersonali. La terapia della consapevolezza e dell'espressione emotiva (EAET) è un nuovo intervento che si concentra su questo approccio secondo cui la percezione del dolore da parte del cervello è fortemente influenzata dall'evasione del dolore, della paura, della rabbia o del senso di colpa, e ha mostrato risultati promettenti in pazienti con diverse condizioni di dolore cronico.

Uno studio (1) clinico randomizzato a due bracci, condotto tra il maggio 2019 ed il settembre 2023 nel sistema sanitario dell’US Department of Veterans Affairs Greater di Los Angeles, si è posto l’obiettivo di valutare EAET e terapia cognitivo-comportamentale (CBT) per il trattamento del dolore cronico nei pazienti anziani, e se una presenza maggiore di depressione, ansia o disturbo da stress post-traumatico (PTSD) al basale sia in grado di modificare la risposta al trattamento.

Lo studio ha arruolato 126 soggetti (92% uomini; 55% neri o afroamericani) di età compresa tra 60 e 95 anni con almeno 3 mesi di dolore muscoloscheletrico. Più di due terzi dei pazienti avevano una diagnosi psichiatrica, e circa un terzo presentava PTSD. Quasi tutti soffrivano di dorsolombalgia e molti lamentavano dolore in più sedi.

Metà dei pazienti è stata sottoposta a CBT, mentre l'altra metà ha ricevuto EAET. Ciascun paziente ha partecipato a una sessione individuale di 90 minuti e ad otto sessioni di gruppo di altri 90 minuti.

Ai pazienti è stato chiesto di valutare il dolore utilizzando la scala Brief Pain Inventory (BPI) da 0 a 10 prima di iniziare il trattamento, alla fine delle nove sessioni (settimana 10) e a 6 mesi di follow-up. Il punteggio BPI al basale per entrambi i gruppi era in media pari a circa 6. Alla fine del trattamento, i pazienti del gruppo EAET vs CBT hanno registrato una riduzione media di due punti vs 0,60, rispettivamente, sulla scala BPI. Una riduzione clinicamente significativa del dolore (definita come una diminuzione ≥ 30%) è stata riportata nel 63% dei pazienti EAET vs il 17% dei pazienti CBT (OR, 21,54; P < .001).

Dopo 6 mesi, la riduzione media è stata di 1,2 per il gruppo EAET vs 0,25 per il gruppo CBT e il 40% del gruppo EAET ha riportato una riduzione clinicamente significativa del dolore.

Il 35% dei pazienti che hanno ricevuto l'EAET ha riportato una riduzione del dolore di almeno il 50% a 10 settimane, vs al 7% di quelli che hanno ricevuto la CBT. Dopo 6 mesi, il 16% del braccio EAET ha riportato una riduzione pari al 50% del dolore.

L'EAET è risultata superiore alla CBT anche nella riduzione dei sintomi quali ansia, depressione e PTSD al termine delle 10 settimane.

I risultati suggeriscono che l'EAET può essere un intervento utile per il trattamento del dolore complesso dal punto di vista clinico e psichiatrico. L'onere sociale del dolore cronico potrebbe essere infatti  migliorato incorporando ulteriormente i principi dell'EAET all’attuale approccio cognitivo-comportamentale.

 

1. Yarns BC, Jackson NJ, Alas A, et al. Emotional Awareness and Expression Therapy vs Cognitive Behavioral Therapy for Chronic Pain in Older Veterans. A Randomized Clinical Trial. JAMA Netw Open. 2024 Jun; 7(6): e2415842. Published online 2024 Jun 13. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2024.15842

Sebbene gli attuali interventi di tipo comportamentale si concentrino sul "calmare" il corpo e la mente, insegnando ai pazienti a tollerare il dolore attraverso l’utilizzo di immagini guidate, rilassamento muscolare ed altri esercizi, un approccio diverso consiste nell'aiutare le persone a identificare ed esprimere emozioni difficili, rilasciarle ed acquisire nuove abilità per aiutare a gestire le relazioni interpersonali. La terapia della consapevolezza e dell'espressione emotiva (EAET) è un nuovo intervento che si concentra su questo approccio secondo cui la percezione del dolore da parte del cervello è fortemente influenzata dall'evasione del dolore, della paura, della rabbia o del senso di colpa, e ha mostrato risultati promettenti in pazienti con diverse condizioni di dolore cronico.

Uno studio (1) clinico randomizzato a due bracci, condotto tra il maggio 2019 ed il settembre 2023 nel sistema sanitario dell’US Department of Veterans Affairs Greater di Los Angeles, si è posto l’obiettivo di valutare EAET e terapia cognitivo-comportamentale (CBT) per il trattamento del dolore cronico nei pazienti anziani, e se una presenza maggiore di depressione, ansia o disturbo da stress post-traumatico (PTSD) al basale sia in grado di modificare la risposta al trattamento.

Lo studio ha arruolato 126 soggetti (92% uomini; 55% neri o afroamericani) di età compresa tra 60 e 95 anni con almeno 3 mesi di dolore muscoloscheletrico. Più di due terzi dei pazienti avevano una diagnosi psichiatrica, e circa un terzo presentava PTSD. Quasi tutti soffrivano di dorsolombalgia e molti lamentavano dolore in più sedi.

Metà dei pazienti è stata sottoposta a CBT, mentre l'altra metà ha ricevuto EAET. Ciascun paziente ha partecipato a una sessione individuale di 90 minuti e ad otto sessioni di gruppo di altri 90 minuti.

Ai pazienti è stato chiesto di valutare il dolore utilizzando la scala Brief Pain Inventory (BPI) da 0 a 10 prima di iniziare il trattamento, alla fine delle nove sessioni (settimana 10) e a 6 mesi di follow-up. Il punteggio BPI al basale per entrambi i gruppi era in media pari a circa 6. Alla fine del trattamento, i pazienti del gruppo EAET vs CBT hanno registrato una riduzione media di due punti vs 0,60, rispettivamente, sulla scala BPI. Una riduzione clinicamente significativa del dolore (definita come una diminuzione ≥ 30%) è stata riportata nel 63% dei pazienti EAET vs il 17% dei pazienti CBT (OR, 21,54; P < .001).

Dopo 6 mesi, la riduzione media è stata di 1,2 per il gruppo EAET vs 0,25 per il gruppo CBT e il 40% del gruppo EAET ha riportato una riduzione clinicamente significativa del dolore.

Il 35% dei pazienti che hanno ricevuto l'EAET ha riportato una riduzione del dolore di almeno il 50% a 10 settimane, vs al 7% di quelli che hanno ricevuto la CBT. Dopo 6 mesi, il 16% del braccio EAET ha riportato una riduzione pari al 50% del dolore.

L'EAET è risultata superiore alla CBT anche nella riduzione dei sintomi quali ansia, depressione e PTSD al termine delle 10 settimane.

I risultati suggeriscono che l'EAET può essere un intervento utile per il trattamento del dolore complesso dal punto di vista clinico e psichiatrico. L'onere sociale del dolore cronico potrebbe essere infatti  migliorato incorporando ulteriormente i principi dell'EAET all’attuale approccio cognitivo-comportamentale.

 

1. Yarns BC, Jackson NJ, Alas A, et al. Emotional Awareness and Expression Therapy vs Cognitive Behavioral Therapy for Chronic Pain in Older Veterans. A Randomized Clinical Trial. JAMA Netw Open. 2024 Jun; 7(6): e2415842. Published online 2024 Jun 13. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2024.15842

Ultimo aggiornamento: 28 Giugno 2024

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