Impatto dell’epidemia COVID-19 sulla mortalità:
il rapporto ISTAT-ISS

Realizzato dall’Istituto Nazionale di Statistica e dall’Istituto Superiore di Sanità il rapporto presenta un’analisi delle malattie presenti sulle schede di morte di soggetti positivi a Sars-CoV-2 diagnosticati microbiologicamente con tampone rinofaringeo.

Il rapporto Impatto dell’epidemia COVID-19 sulla mortalità: cause di morte nei deceduti positivi a Sars-CoV-2, realizzato dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss), presenta un’analisi delle malattie presenti sulle schede di morte di soggetti positivi a Sars-CoV-2 diagnosticati microbiologicamente con tampone rinofaringeo.

Il documento, che fornisce i dati relativi alle analisi condotte su 4.942 schede di morte delle 31.573 segnalazioni pervenute alla Sorveglianza nazionale integrata COVID-19 al 25 maggio 2020, approfondisce gli aspetti epidemiologici legati alla presenza di malattie o gruppi di malattie che hanno contributo al decesso dei soggetti positivi a Sars-CoV-2, con lo scopo di comprendere in quanti casi COVID-19 sia effettivamente stata la causa principale del decesso e quale sia stato il ruolo di altre malattie.

 

Principali risultati

  • Sono state analizzate le informazioni riportate dai medici in 4.942 schede di morte di soggetti con test positivo a Sars-Cov-2. Oltre a COVID-19, nelle schede di morte sono certificate quelle condizioni e malattie che hanno avuto un ruolo nel determinare il decesso.
  • COVID-19 risulta essere la causa direttamente responsabile della morte nell’89% dei decessi di persone positive a Sars-CoV-2. Per il restante 11% le cause di decesso sono: le malattie cardiovascolari (4,6%), i tumori (2,4%), le malattie del sistema respiratorio (1%), il diabete (0,6%), le demenze (0,6%) e le malattie dell’apparato digerente (0,5%).
  • La quota di deceduti in cui COVID-19 è la causa direttamente responsabile della morte varia in base all’età, raggiungendo il valore massimo (92%) nella classe 60-69 anni ed il minimo (82%) nelle persone di età inferiore ai 50 anni.
  • COVID-19 può rivelarsi fatale anche in assenza di concause. Non risultano infatti concause di morte preesistenti a COVID-19 nel 28,2% dei decessi analizzati, percentuale simile nei due sessi e nelle diverse classi di età; solo nella classe di età 0-49 anni la percentuale di decessi senza concause è più bassa (18%).
  • Il 71,8% dei decessi di persone positive a Sars-CoV-2 ha almeno una concausa: il 31,3% ne ha una, il 26,8% due e il 13,7% ha tre o più concause.
  • Le concause più frequenti che contribuiscono al decesso sono: le cardiopatie ipertensive (18%), il diabete mellito (16%), le cardiopatie ischemiche (13%), i tumori (12%). Con frequenze inferiori al 10% vi sono le malattie croniche delle basse vie respiratorie, le malattie cerebrovascolari, le demenze o la malattia di Alzheimer, e l’obesità.
  • Le principali complicanze di COVID-19 che portano al decesso sono la polmonite (79%) e l’insufficienza respiratoria (55%). Meno frequenti sono: lo shock (6%), la sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) ed edema polmonare (6%), le complicanze cardiache (3%), la sepsi e le infezioni (3%).

Gli aggiornamenti periodici del rapporto sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a COVID-19 in Italia sono disponibili a questa pagina del portale Epicentro.


Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre 2020

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