Herpes Zoster: un rischio da non sottovalutare

L’incidenza e la gravità aumentano con l’età con un incremento dopo i 50 anni, arrivando a un individuo su 2 nei soggetti di età superiore a 85 anni. Il focus della Società Italiana di Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica sui soggetti fragili e con patologie croniche.

L'Herpes Zoster (HZ), noto anche come “Fuoco di Sant'Antonio”, è la riattivazione del virus varicella Zoster (VZV) che colpisce le strutture nervose. Alla riattivazione, di solito, si associa una dolorosa eruzione cutanea che, nonostante possa manifestarsi in qualsiasi parte del corpo, compare più frequentemente su un solo lato del torace o dell'addome sotto forma di una singola striscia di vescicole.

Circa un individuo adulto su 3 svilupperà un episodio di Herpes Zoster nel corso della propria vita. L’incidenza e la gravità aumentano con l’età, con un incremento dopo i 50 anni, arrivando ad un individuo su 2 nei soggetti di età ≥ 85 anni. La malattia si associa ad una pessima qualità della vita e per periodi prolungati assorbe molte risorse del Servizio sanitario nazionale in termine di visite, accertamenti e cure.

La malattia si manifesta solitamente con eruzioni cutanee associate a dolore anche intenso.

L’HZ compare prevalentemente a livello toracico, anche se sono possibili altre localizzazioni, e interessa tipicamente un solo lato del corpo.

La malattia ha inizio con una fase prodromica pruriginosa e dolorosa, seguita dalla comparsa di vescicole piene di liquido. Le lesioni possono continuare per circa 7 giorni, al termine dei quali si formano le croste, che spariscono in 3 settimane. Le vescicole dell’HZ possono comparire anche sul viso, interessando l’occhio e il nervo ottico.

Altri sintomi comprendono:

  • febbre
  • mal di testa
  • bruciore
  • disturbi di stomaco

La diagnosi dell'infezione è clinica e non necessita solitamente di test di laboratorio. Per la diagnosi di infezione da HZ è infatti generalmente sufficiente l'ispezione visiva dell'eruzione cutanea durante la visita specialistica. Le caratteristiche e la localizzazione della manifestazione cutanea che interessa una emiparte del corpo si prestano a un'interpretazione abbastanza univoca. Sono comunque disponibili degli esami di laboratorio: il test più comune è un esame del sangue per la ricerca di anticorpi IgM specificamente legati alla presenza del VZV.

L’infezione peggiora la qualità di vita e può causare complicanze gravi, soprattutto in pazienti fragili o con altre patologie o più esposti alla malattia.

Le complicanze della malattia, molto serie e in alcuni casi fatali, possono essere molteplici:

  • nevralgia post-erpetica, la più comune, con un’incidenza che aumenta parallelamente con l’età: causa un dolore molto forte a livello del nervo coinvolto, che perdura per almeno 90 giorni dopo l’eruzione cutanea; la durata della nevralgia post-erpetica è variabile da pochi mesi ad anni o, addirittura, per tutta la vita con impatto negativo e disabilitante sulla qualità della vita del paziente
  • sindrome di Ramsay Hunt, quando l’infezione coinvolge il nervo facciale, vicino all’orecchio causando paralisi facciale e perdita dell’udito
  • infezione degli occhi e perdita della vista, quando l’infezione coinvolge il nervo trigemino con conseguente infiammazione del nervo ottico, glaucoma, ulcere e cicatrici sulla superficie dell’occhio; questa complicanza può portare a perdita della vista
  • infezione batterica delle vescicole
  • cicatrici permanenti
  • infezione di polmoni, fegato, meningi, encefalo

 

Rischio aumentato nei soggetti con patologie croniche

Antonio Ferro, Presidente della Società Italiana di Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), ricorda che “i soggetti diabetici presentano un rischio aumentato del 30% di sviluppare infezione da Herpes Zoster, con la possibilità di manifestare una maggiore severità e persistenza di nevralgia post-erpetica rispetto ai non diabetici. Ma anche i pazienti con artrite reumatoide hanno un rischio da 1,5 a 2 volte più elevato di contrarre la patologia rispetto ai loro coetanei nella popolazione generale, mentre l’incidenza del cosiddetto “Fuoco di Sant’Antonio” nelle persone affette da neoplasie solide è nettamente aumentata rispetto alla popolazione generale. L’incidenza cresce all’aumentare del livello di immunosoppressione dovuto sia alla patologia che al trattamento”.

 

L’impatto della pandemia sul piano vaccinale

Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (PNPV) ha introdotto nel calendario vaccinale, oltre che nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) del Servizio sanitario nazionale (SSN), la vaccinazione anti-HZ per la coorte dei 65enni e per i soggetti a partire dai 50 anni di età con presenza di patologie quali diabete mellito, patologia cardiovascolare e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), o candidati al trattamento con terapia immunosoppressiva, fattori che aumentano il rischio di sviluppare HZ o ne aggravano il quadro sintomatologico.

La pandemia ha però influito negativamente sul piano vaccinale e come sottolinea Ferro: “i pazienti fragili sono quelli che stanno pagando il prezzo più alto. Se da una parte hanno avuto accesso a corsie preferenziali per la vaccinazione anti-SARS-CoV-2, dall’altra hanno subito il rallentamento delle vaccinazioni di routine, raccomandate dal PNPV, con particolare riferimento a quella contro l’Herpes Zoster”.

Sul fronte vaccinale va segnalata la disponibilità di nuovo vaccino ricombinante adiuvato, più efficace rispetto al vaccino vivo attenuato finora disponibile. Il vaccino vivo attenuato, infatti, è in grado di ridurre di circa il 65% i casi di nevralgia post erpetica e circa il 50% di tutti i casi clinici di HZ. L’efficacia decresce con l’età, passando dal 70% nei cinquantenni al 41% nei settantenni. L’efficacia del nuovo vaccino ricombinante adiuvato, valutata in persone a cui sono state somministrate due dosi a distanza di 2 mesi, è invece intorno al 97% nei cinquantenni e del 91% nelle persone ultrasettantenni. Tra i vantaggi anche la possibilità di usarlo in soggetti precedentemente vaccinati con il vaccino vivo attenuato, di co-somministrarlo con alcuni altri vaccini, la persistenza della protezione per diversi anni e l’efficacia contro la nevralgia post-erpetica.


Ultimo aggiornamento: 10 Marzo 2022

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